il doping di Froome? Non si doveva sapere (secondo il team manager)

il doping di Froome? Non si doveva sapere (secondo il team manager)

Che il mondo del ciclismo sia omertoso è una sensazione che ti si appiccica addosso non appena vai (per caso o con coscienza) un metro oltre rispetto all’elogio e alla narrazione mainstream.

Poi certo, leggi La Gazzetta dello Sport del 7 febbraio 2018 e la tua sensazione trova conferma: 

Il caso sarebbe dovuto restare confidenziale e mai reso pubblico fino a questo punto

Chi parla è Dave Brailsfordgeneral manager del team Sky, e si riferisce alla vicenda di doping che riguarda la vedette della sua squadra, il quattro volte vincitore del Tour de France.

Sì, insomma: Chris Froome!

Per chi non segue, nelle urine di Froome sono stati trovati 2.000 mg di salbutamolo (che lui può legittimamente assumere, in quanto asmatico ha un TUE) al termine di una tappa della Vuelta Espana 2017, il 7 settembre.

Esenzione o no, il limite “tollerabile” è stato fissato a 1.600 mg: sopra c’è la squalifica.

E’ stato così per tanti, in passato: Alessandro Petacchi e Diego Ulissi, giusto per citarne due famosi e italiani.

Per Froome, invece, a sentire Brailsford avrebbe dovuto andare diversamente.

Cosa siano 2.000 mg di salbutamolo lo spiega bene l’autore del blog Cyclist 4 Passion in questo post.

Perché mai, allora, non se ne dovrebbe parlare?

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